17 dicembre 2018

Intervista a DWS

DWS guarda all'immediato futuro con ottimismo, forte di un biennio di robusta raccolta, grazie al perfezionamento della piattaforma Xtrackers e all’ampliamento delle esposizioni

Una profonda revisione del modello di business, terminata agli inizi dello scorso anno, ha portato la gamma di Etf Ucits Xtrackers a crescere significativamente in Europa. C’è stata anche l’innovazione di prodotto, ovviamente, nonché un ampliamento delle esposizioni e degli approcci all’investimento: MondoInvestor ha incontrato Mauro Giangrande, head of Passive Sales, Italy & Iberia di DWS, per analizzare nel dettaglio questi fattori e avere una view dell’industria.

Quali spunti ha fornito il 2018 in merito alla raccolta degli Etf nel vecchio continente?
Guardando i dati di raccolta di fine ottobre, l’intera industria degli Etf Ucits ha registrato oltre 40 miliardi di euro di afflussi netti. Un dato sicuramente positivo, considerando anche la crescente volatilità registrata dai principali mercati nel corso dell’anno e le perfomance negative che hanno caratterizzato, ad esempio, le principali Borse europee e, con poche eccezioni, quasi tutto il comparto obbligazionario. Ancora più interessante notare che da quattro anni la raccolta mensile negli Etf non registra un dato con il segno meno, nonostante i mercati abbiano vissuto diversi momenti di forte tensione, come quello che ha caratterizzato i mercati emergenti nell’agosto del 2015. In merito alle singole asset class, non sorprende che gli Etf che nel corso dell’anno hanno registrato la maggiore raccolta (oltre il 40% del totale) siano stati quelli che offrono accesso al mercato azionario statunitense. In ambito obbligazionario, i flussi positivi si sono concentrati principalmente sugli Etf che replicano indici di titoli di Stato, principalmente quelli americani, mentre a soffrire sono stati i prodotti su obbligazioni corporate.

Così come nel 2017, anche nel 2018 la piattaforma Xtrackers di DWS si è confermata tra i provider di Etf con la maggiore raccolta in Europa. Su cosa avete puntato per raggiungere questi importanti obiettivi?
I risultati che stiamo ottenendo sono il frutto di un lavoro di profondo rinnovamento della nostra piattaforma di Etf, che è iniziato diversi anni fa e che si è concluso all’inizio del 2017. Partirei dall’adozione di un modello di business, quasi unico nel suo genere, che è totalmente agnostico in merito alla modalità di replica utilizzata. Quasi l’80% delle masse è ora gestita con investimento diretto (fisico), ma non abbiamo rinnegato completamente la replica sintetica, che è rimasta per dare accesso ad asset class altrimenti difficilmente replicabili, ad esempio con l’Etf Eonia e gli Etf Short. Inoltre, per i prodotti a replica indiretta, abbiamo allargato sensibilmente il numero di controparti con le quali stipuliamo i contratti swap, con tutti i benefici che questo tipo di scelta comporta per l’investitore. Un’altra iniziativa che si è rilevata vincente è stata quella di istituire una gamma di Etf Core con dei Ter estremamente competitivi. Infine, allargando in maniera considerevole il numero di liquidity provider, abbiamo ulteriormente aumentato la liquidità di tutti i nostri Etf, sia azionari che obbligazionari.

State puntando anche sull’innovazione di prodotto. Nel 2018, infatti, avete infatti lanciato una gamma di Etf ESG: quali tipi di filtri incorpora e come è composta l’offerta?
Le strategie che adottano criteri ESG si sono molto evolute nel corso degli ultimi anni. Ai più tradizionali criteri di esclusione legati ai settori più controversi, ad esempio gioco d'azzardo, alcolici, tabacco e settore degli armamenti, si sono aggiunti approcci del tipo best in class, che hanno l'obiettivo di selezionare, per ciascuna area geografica o settore, le società migliori sulla base di criteri ESG. Gli indici che ne derivano sono, quindi, estremamente diversificati e caratterizzati da una correlazione molto elevata con i classici indici di capitalizzazione da cui derivano. Nel caso degli Etf ESG azionari proposti da DWS, la selezione si basa sulla metodologia MSCI ESG Leaders, e l’obiettivo è quello di rappresentare il 50% della capitalizzazione di mercato. Un’ulteriore caratteristica che contraddistingue gli indici MSCI selezionati come benchmark dai nostri Etf azionari è il filtro carbon. Tutti i benchmark, infatti, escludono anche i titoli peggiori in termini di emissione di anidride carbonica, sia effettiva che potenziale. La soglia di esclusione è stata fissata al 20% del totale. Crediamo molto nella gamma prodotto ESG così come l’abbiamo realizzata, in primo luogo perché adottano una metodologia molto innovativa, secondariamente perché ci aspettiamo una crescita esponenziale degli investimenti sostenibili nei prossimi anni. Gli Etf, inoltre, rispetto ad altre soluzioni similari, consentono di ridurre in maniera significativa i costi di gestione. La gamma di Etf Xtrackers di DWS ha, infatti, dei Ter che sono praticamente in linea con quelli degli Etf tradizionali, con un minimo dello 0,15% annuo per l’Xtrackers Esg Msci Usa Ucits Etf.

Avete un’ampia e diversificata offerta sul Giappone: quali sono le peculiarità di questo mercato e quali tipologie di titoli vedete favoriti nell’attuale contesto economico?
Nonostante il Giappone, in termini di capitalizzazione, pesi più dell’8% nell’ambito dei Paesi sviluppati, è spesso sottorappresentato nei portafogli degli investitori basati in Europa. Ciò è confermato anche dai flussi registrati dagli Etf Ucits, che su questa asset class sono stati abbastanza contenuti negli ultimi anni. Ciò che potrebbe rappresentare un punto di svolta è il graduale cambiamento del sentiment di mercato, che potrebbe indurre molti investitori a incrementare gli asset più difensivi a discapito di quelli più ciclici. Se l’ottica è questa, diventa però cruciale, anche nell’ambito del Giappone, analizzare nel dettaglio i vari indici disponibili, per studiare le differenze e scegliere la soluzione che più soddisfa le diverse esigenze d’investimento. DWS propone due Etf azionari, uno sul Nikkei 225 con un Ter molto competitivo, pari a soli 9 punti base, e uno sull’indice Msci Japan. Riteniamo sia sensato proporli entrambi, poiché i due indici sono molto diversi in termini di allocazione settoriale e infatti, storicamente, hanno registrato delle performance non sempre allineate. Il Nikkei 225, ad esempio, ha un’esposizione ai finanziari molto più contenuta, 3% contro 12%, mentre ha un peso più elevato di titoli sanitari e industriali. Al di là, quindi, della metodologia utilizzata vale dunque la pena soffermarsi sul risultato finale del processo di selezione, per evitare d’incorrere in rischi non graditi o, al contrario, di perdere occasioni di mercato. Menzione a parte merita l’Xtrackers II Japan Government Bond Ucits Etf, che ancor oggi è l’unico Etf quotato su Borsa Italiana a investire sui governativi del Sol Levante. Prodotto difensivo per eccellenza, ha riscosso ultimamente un interesse molto elevato, perché consente in maniera immediata di prendere esposizione sullo yen.

Nel segmento del reddito fisso, dove vedete ancora delle potenzialità di rendimento?
Riteniamo che i mercati emergenti continuino a offrire delle opportunità interessanti, soprattutto nell’ambito delle emissioni in hard currency. Basti pensare che lo yield to maturity dell’Xtrackers II Usd Emerging Markets Bond Ucits Etf, alla fine di ottobre, era ancora pari al 6,3%, con una duration di poco superiore ai 7 anni. L’attuale contesto economico presenta, ovviamente, alcuni rischi che non vanno certamente sottovalutati, tra cui una politica della Fed che si dimostri nel tempo più restrittiva del previsto, un eventuale forte apprezzamento del dollaro oppure una escalation del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina. Nonostante ciò, le previsioni di crescita per il 2019 sono positive per quasi tutti i principali Paesi emergenti. Secondo la nostra CIO view, l’intera regione dovrebbe, infatti, crescere a un tasso superiore al 5%, contro un’espansione di poco superiore al 2% dei Paesi sviluppati. In generale, i fondamentali sono molto interessanti e quasi tutti i principali Paesi adottano ormai politiche monetarie molto credibili.
Come già accennato, per coprire efficacemente questa asset class proponiamo un Etf multi share class (unhedged e con copertura valutaria), che replica un indice di FTSE molto diversificato, che contiene oltre 320 titoli emessi da circa 50 diversi Paesi. Un’importante caratteristica è che l’index provider ha inserito un limite di rating pari alla singola C, di conseguenza l’Etf non contiene Paesi o emissioni in default. Inoltre, è caratterizzato da un Ter che per la classe unhedged è tra i più competitivi del mercato, pari a 25 punti base.

Come prevedete si evolverà, da qui al 2020, l’industria ETF europea?
Come già accennato, il mercato degli Etf gode di ottima salute, la raccolta è solida e sempre più investitori, anche quest’anno, hanno deciso d’incrementare la quota del portafoglio investita in strumenti passivi. Da qui al 2020, la sfida più grossa che abbiamo davanti è senz’altro quella di aumentare la penetrazione nel mercato retail, ma non per questo allenteremo il focus sulla clientela istituzionale. Con circa 730 miliardi di euro di masse gestite, il mercato europeo degli Etf è ancora circa un sesto di quello americano, ma ci sono ormai tutte le premesse affinché questo gap possa ridursi negli anni a venire.