17 giugno 2019

Intervista a Vanguard

Dietro al successo di Vanguard nel business degli ETF c’è anche la ricerca del migliore indice e fornitore, sia per il contenimento dei costi sia per la più alta rappresentatività del mercato

Sono passati solo pochi mesi dal tanto atteso ingresso di Vanguard nel mercato ETFplus, e già emergono i primi dati positivi. MondoInvestor ha intervistato Simone Rosti, responsabile per l’Italia di Vanguard, per analizzare alcuni aspetti che stanno dietro al successo di un Etf, i cambiamenti nelle finalità di impiego dello strumento tra gli investitori, e per avere una view sul presente e futuro dell’industria in Europa.
A inizio anno c’è stato il vostro debutto su Borsa Italiana: come sono stati questi primi mesi?
I risultati ottenuti in questi primi mesi di attività in Italia sono stati più che incoraggianti. A cinque mesi dal debutto dei nostri Etf su Borsa Italiana, Vanguard è passata dal sedicesimo al nono posto in termini di masse gestite, grazie alla raccolta che siamo stato in grado di attrarre principalmente dal canale degli investitori istituzionali e dei gestori di fondi, ma anche da quello dei consulenti finanziari, private banker e clienti privati. Gli investitori italiani ci hanno accolto con un alto grado di interesse, soprattutto verso la nostra struttura mutualistica che ci consente di applicare una politica sostenibile di bassi costi su tutta la gamma. Sottoscrivendo un fondo o un Etf di Vanguard domiciliato negli Stati Uniti, l’investitore infatti diventa nostro azionista e viene remunerato sotto forma di abbassamento delle commissioni. Questo ci ha permesso di abbassare i costi da una media di 68 punti base negli anni ‘70 a una media di 11 punti base oggi. In Italia abbiamo obiettivi precisi. Innanzitutto, semplificare gli investimenti e ridurre i costi, ma ovviamente anche avvicinare gli investitori alla gamma di prodotti di Vanguard, in grado di coprire le asset class principali dei portafogli.
Ampliando l’analisi a tutta Europa, qual è stata la raccolta del primo quadrimestre e dove si è concentrata?
L’industria europea degli Etf è in forte crescita. Secondo gli ultimi dati forniti da Lipper/Refinitiv, in aprile la raccolta degli Etf europei ha registrato un saldo positivo pari a 3,7 miliardi di euro, mentre il patrimonio gestito è passato dai 725,2 miliardi di euro di fine marzo ai 746,7 miliardi di euro a fine aprile, grazie anche alle performance registrate dai mercati sottostanti. Negli ultimi mesi, per esempio, abbiamo assistito a una crescita dei flussi sugli Etf legati agli indici obbligazionari dei mercati emergenti, dettata sicuramente da ragioni di asset allocation, ma anche dalla decisione di gran parte degli investitori di sostituire la gestione attiva con quella passiva, per investire su questa specifica asset class.
La scelta dell’indice e del suo fornitore sono fondamentali per la riuscita di un Etf: quali sono gli elementi che valutate per giungere a essa?
La scelta dell’index provider è fondamentale sotto diversi aspetti. Per esempio, parlando di costi, può incidere per oltre il 60%. In Vanguard valutiamo gli indici disponibili secondo due parametri: il costo e l’ampiezza. Ciò ci ha portati a selezionare FTSE per l’azionario e Bloomberg Barclays per l’obbligazionario. In particolare, grazie alla scelta di FTSE abbiamo ridotto del 70% la media della management fee sul mercato. I FTSE, inoltre, sono indici molto ampi che raggiungono un 90% di target di mercato rispetto all’85% di MSCI, aggiungendo un 5% in più di rappresentatività sulle mid cap. Un’ulteriore caratteristica degli indici FTSE è quella di avere una metodologia di costruzione forward looking. Analoghe le considerazioni che hanno portato alla scelta di Bloomberg Barclays per gli indici fixed income, in quanto rappresentano la giusta combinazione di costi competitivi e rappresentatività del mercato.
Qual è, oggi, il ruolo degli Etf nei portafogli d’investimento, e come si è evoluto?
La crescita degli Etf è stata positiva per gli investitori di tutte le dimensioni, grazie al vantaggio offerto da costi ridotti e dall’ampia diversificazione e, in ultima analisi, da migliori risultati. Nonostante spesso gli Etf siano stati inizialmente utilizzati per strategie tattiche e di breve periodo, sempre di più essi sono impiegati per posizionamenti di portafoglio di lungo periodo per implementare le posizioni strategiche di asset allocation. La varietà di Etf a disposizione degli investitori rende questo strumento un sottostante core ideale per i portafogli.
Avete scelto un approccio attivo per veicolare la vostra strategia fattoriale: come mai e su quali principi si basa?
Tramite i nostri Etf attivi, offriamo la possibilità di accedere a strumenti in grado di combinare la strategia di investimento fattoriale, i vantaggi della gestione attiva e quelli della liquidità in tempo reale di un Etf. Per noi, investimento fattoriale significa gestione attiva, con l’obiettivo di individuare sistematicamente i premi associati a uno o più fattori. Il nostro approccio, infatti, prevede l’utilizzo di modelli quantitativi proprietari per selezionare, nell’ambito di un universo di investimento, i titoli che meglio rappresentano l’esposizione ai diversi fattori. Questi modelli non prevedono un ribilanciamento periodico, ma rispondono ai cambiamenti nei prezzi dei titoli e alle opportunità di mercato. Ciò fa sì che i nostri Etf attivi mantengano l’esposizione ai fattori in tutte le fasi di mercato.
Gli Etf fattoriali di Vanguard, Global Momentum Factor, Global Value Factor e Global Liquidity Factor, seguono questo processo di selezione attiva, mentre Vanguard Global Minimum Volatility, grazie a un ottimizzatore, permette di creare un portafoglio azionario globale in grado di minimizzare la volatilità rispetto al mercato globale. Tutti i modelli quantitativi di Vanguard sono dotati di un attento sistema di controllo del rischio, che assicura la diversificazione e la liquidità del portafoglio, oltre a minimizzare i costi.
Come mai il segmento obbligazionario continua a crescere in Europa, e soprattutto in Italia?
Gli Etf obbligazionari semplificano l'accesso e la gestione di portafoglio, offrendo liquidità su un’asset class tradizionalmente meno liquida dell’azionario e, allo stesso tempo, i vantaggi dell'investimento collettivo in un settore in cui la trasparenza delle commissioni e la crescente pressione sui margini sono oggetto di crescente attenzione. Con un’unica operazione, un investitore può aggiungere migliaia di obbligazioni al proprio portafoglio a costi contenuti. Pochi investitori, anche i gestori professionali, possono ottenere un'esposizione così ampia e ben diversificata in modo così economico come con un Etf. Inoltre, gli investitori acquisiscono un'esposizione a titoli obbligazionari cui è difficile accedere. La disponibilità di alcune obbligazioni si è notevolmente deteriorata dal 2008 e dall'avvio delle politiche di allentamento quantitativo delle principali Banche Centrali. La netta preferenza dell’investitore italiano per il fixed income è nota, anche se dopo anni di bassi rendimenti è in atto uno spostamento verso l’equity. L’Italia è già leader del mercato europeo in termini di Etf a reddito fisso e questo trend è destinato non solo a continuare, ma ad aumentare.
Avete in programma nuovi lanci per quest’anno in Italia? Quali sono le vostre previsioni sull’industria europea degli Etf per il 2019?
Al momento, su Borsa Italiana siamo presenti con 19 Etf. Nel corso di quest’anno abbiamo intenzione di ampliare l’offerta obbligazionaria. Il mercato italiano degli ETF nel primo trimestre 2019 ha raggiunto la quota di 73,7 miliardi di euro in termini di asset in gestione, con un aumento dell’11,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Riteniamo che questo trend di crescita possa proseguire, non solo in Italia, ma in tutta Europa.