La scorsa stagione delle assemblee aziendali aveva tutti i requisiti per spingere gli investitori ad adottare un approccio difensivo: l'inflazione è ancora elevata, la geopolitica resta fonte di volatilità e le disparità tra consumatori sono più marcate rispetto agli scorsi anni. Eppure, le società statunitensi hanno inviato un messaggio piuttosto chiaro e in controtendenza ai mercati: se il contesto macro è complesso, quello micro si mantiene solido.
Infatti, nel complesso gli utili hanno superato le aspettative iniziali, le prospettive sono state riviste al rialzo e i manager di imprese operanti in settori anche molto diversi tra loro hanno parlato di domanda resiliente, ordini in aumento e una crescita strutturale significativa, guidata dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale e della sua infrastruttura.
Inoltre, ora che sono stati pubblicati gli utili della maggior parte delle realtà che compongono l'S&P 500, si può dire anche che l'entità degli utili realizzati nel primo trimestre è stata dirompente, con una crescita su base annua di quasi il 30% e con i ricavi che hanno registrato un balzo dell'11%, segnando una delle performance migliori di sempre per quei periodi che non sono una ripresa post recessione. Si aggiunga poi che i guadagni aggregati hanno battuto le aspettative del 16%, mentre le società che hanno conseguito utili superiori alle stime iniziali sono state l'82% dell'S&P 500.
Tuttavia, il dato davvero importante sta nel fatto che questi numeri si stanno riflettendo anche nelle performance future, con la crescita di fine 2026 del principale indice americano che dovrebbe attestarsi attorno al 22,6%, contro il 16,6% stimato a marzo e il 13% di inizio anno. Non solo, queste revisioni positive sono state osservate in modo trasversale ai settori; fanno eccezione solo la sanità e l'immobiliare.
Al di là di questa forza, ci sono però due punti da prendere in esame. In primo luogo, la situazione dei consumatori è complessa e non può essere sintetizzata in un semplice "debole" o "forte". I dati sulle attività citati da banche e circuiti di pagamento continuano a suggerire resilienza, mentre i risultati dei rivenditori indicano che si continua a spendere, ma i cittadini Usa stanno diventando più selettivi nelle loro decisioni di acquisto. Inoltre, la crescita del segmento è trainata più dalle transazioni che dall'importo medio della spesa, con gli acquirenti che privilegiano il valore, la comodità e i beni di prima necessità, e con un aumento di quote di mercato guidato dalle famiglie ad alto reddito. Ciò suggerisce che i consumatori non si stanno ritirando, ma le famiglie a basso reddito continuano a subire pressioni a causa dei costi del carburante, dell'inflazione e della minore fiducia.
In secondo luogo, l'infrastruttura dell'IA è ormai un fattore determinante per la crescita degli utili. Non si tratta più solo di investimenti in conto capitale da parte delle aziende a grandissima capitalizzazione o di blue chip all'avanguardia. La domanda di intelligenza artificiale si sta estendendo a unità di memoria, semiconduttori, energia, sistemi di raffreddamento, apparecchiature di rete, stoccaggio e trasmissione. Questo cambiamento amplia le opportunità, che vanno oltre i beneficiari più ovvi, ovvero le mega cap, includendo anche le aziende che rendono possibile lo sviluppo dell'IA.
Per gli investitori, il messaggio chiave è che per quanto il contesto possa essere sfidante, non sembra in grado di sopraffare i fondamentali delle aziende. A livello di singoli titoli, continuiamo a privilegiare le imprese con una domanda resiliente, potere di determinazione dei prezzi, disciplina operativa e fattori di crescita strutturali. In questo contesto, la selezione è essenziale.
(Analisi a cura di Robert White, Fund Manager for Active Equities di L&G)