Non c’è dubbio che oggi l’intelligenza artificiale (IA) stia trainando i mercati azionari globali. Questo fenomeno è particolarmente evidente negli Stati Uniti, dove possiamo parlare di un vero e proprio boom dell’IA che ha trasformato un gruppo di titoli tecnologici in mega cap.
Oggi la concentrazione dell’S&P 500 è ai massimi dai tempi della bolla tecnologica della fine degli anni ’90. I dieci titoli più grandi, guidati da nomi noti come Microsoft, Apple, Nvidia, Amazon, Alphabet e Meta, rappresentano ora quasi il 40% della capitalizzazione totale dell’indice.
A titolo di confronto, questa quota era di circa il 25% durante l’epoca della bolla dot com e solo del 15% nel 1980. Nvidia, simbolo della rivoluzione IA, ha recentemente superato i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Anche le offerte pubbliche iniziali (Ipo) legate all’IA stanno facendo notizia, mentre il resto del mercato (soprattutto i settori non tecnologici) è rimasto indietro.
Colpisce in particolare il fatto che, nonostante le forti oscillazioni di prezzo di alcuni titoli tecnologici, in particolare i semiconduttori, la volatilità complessiva dell’S&P 500 rimanga contenuta. Questo perché le correlazioni tra i titoli sono ai minimi storici, un fenomeno che ricorda la fine degli anni ’90, quando l’indice sembrava tranquillo in superficie, ma nascondeva notevole turbolenza al suo interno.
È naturale che gli investitori si chiedano se stiamo assistendo ai primi segnali di una bolla. La storia offre alcune lezioni importanti. Negli anni ’70, durante l’epoca delle “Nifty Fifty”, gli investitori si concentrarono su un ristretto gruppo di titoli di alta qualità, tra cui i primi cinque (Coca-Cola, Johnson & Johnson, McDonald’s, IBM e Procter & Gamble) rappresentativi di settori diversi.
La bolla dot com del 2000 fu più estrema e i titoli tecnologici e Internet raggiunsero valutazioni vertiginose prima del suo scoppio. All’epoca le società più grandi in termini di capitalizzazione erano Microsoft, Cisco Systems, General Electric, Intel ed ExxonMobil, un gruppo più diversificato rispetto ai leader attuali trainati dall’IA.
Allo stesso modo, alla fine degli anni ’80 in Giappone la concentrazione del mercato in pochi settori, in particolare le banche, portò a una dolorosa correzione e a molti anni di stagnazione. In tutti questi casi, una concentrazione estrema e valutazioni elevate hanno causato correzioni brusche, ricordando agli investitori che nessun trend dura per sempre.
Guardando ai dati attuali, la concentrazione del mercato statunitense è senza precedenti. Il tema dell’IA è diventato centrale anche nei mercati emergenti. I leader tecnologici di Taiwan e Corea del Sud (TSMC, Samsung e SK Hynix) spiegano la maggior parte dei guadagni di quest’anno. I primi cinque titoli rappresentano oltre il 30% dell’indice Msci Emerging Markets.
I mercati giapponesi ed europei mostrano una composizione diversa per via di una minore esposizione alla costruzione dell’infrastruttura IA. Tuttavia, abbiamo ridotto il giudizio sull’IT europeo a “neutrale”, perché il settore è salito di circa il 40% da inizio dell’anno e i rapporti prezzo/utili hanno raggiunto livelli che non si vedevano dai tempi della bolla dot com dei primi anni 2000.
In effetti, i precedenti storici portano a una certa cautela. Negli anni ’70 il focus sui titoli di alta qualità si concluse con un lungo periodo di stagnazione. Nel 2000 il boom di Internet e software terminò con una correzione drammatica. Oggi, con circa il 40% dell’S&P 500 concentrato in soli dieci titoli, l’esito resta incerto, ma non privo di rischi.
Per gli investitori, le lezioni della storia sono evidenti. Se le aspettative di crescita non saranno soddisfatte, l’attuale concentrazione settoriale potrà essere messa in discussione come già accaduto in passato; è quindi importante monitorare attentamente la capacità di queste aziende di monetizzare gli investimenti realizzati in IA, ma la portata degli investimenti in conto capitale appare solida. Per esempio, questa settimana, Taiwan Semiconductor Manufacturing Co ha annunciat un aumento del 30% delle vendite a maggio.
Manteniamo una visione costruttiva sulle azioni globali nel medio termine, ma, considerando il forte peso della tecnologia negli indici e nei portafogli, suggeriamo di cogliere l’opportunità offerta dalla forza del settore tech per ribilanciare i portafogli, diversificando anche fuori dalle principali società tecnologiche e verso aree meno affollate come, per esempio, la sanità, i consumi discrezionali europei o la Svizzera.
(Analisi a cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia)