18 giugno 2026

La scommessa sulla duration

Il conflitto in Medio Oriente ha creato nuove pressioni inflazionistiche, ma finora non ha avuto un grande impatto sull’economia statunitense. Poiché il mercato del lavoro riflette in misura crescente questa resilienza, gli analisti di J.P. Morgan AM ne esaminano le implicazioni in termini di politica monetaria e duration statunitense

In seguito all’attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran a febbraio, i prezzi del petrolio sono saliti vertiginosamente e hanno riacceso le tensioni inflazionistiche nei Mercati Sviluppati. L’inflazione primaria e quella Core sono aumentate in quasi tutte le principali economie e a risentirne in misura maggiore sono stati gli importatori netti di energia come l’Europa e il Regno Unito. Di fronte alle pressioni al rialzo dei prezzi dovute a uno shock dell’offerta che incide negativamente sulla crescita, la Banca centrale europea e la Banca d’Inghilterra devono risolvere un dilemma reso ancora più complesso dal fatto che le rispettive economie sono vicine alla stagnazione. Al contrario, l’economia statunitense ha continuato a sovraperformare, spinta da un forte aumento degli investimenti delle imprese, in particolare quelli riguardanti tecnologie e intelligenza artificiale, e supportata anche da una buona tenuta dei consumi. Questa tendenza trova un chiaro riscontro nel mercato del lavoro statunitense. Ad esempio, a maggio e giugno i dati sull’occupazione non agricola hanno superato le previsioni di consenso e, dopo le revisioni al rialzo delle precedenti stime, la media mobile a tre mesi ha subito un’accelerazione. Più in generale, diversi indicatori indipendenti di crescita dell’occupazione si sono rafforzati, al punto che siamo convinti che lo stato di salute del mercato del lavoro non rappresenta più un catalizzatore per tagli dei tassi né un vincolo a ulteriori rialzi. Alla luce delle mutate condizioni del mercato del lavoro, la Federal Reserve (Fed) dovrebbe adottare un approccio più bilanciato sia per quanto riguarda la stabilità dei prezzi che la piena occupazione, pilastri del suo duplice mandato.
Vi è una terza dinamica, con Kevin Warsh, nuovo presidente della Fed, che si appresta a presiedere la sua prima riunione del Federal Open Market Committee il 16 e 17 giugno. Nonostante le pressioni esplicite dell’amministrazione Trump a ridurre il costo del denaro, la Fed intende mantenere la propria indipendenza e lasciare invariati i tassi a giugno (come effettivamente avvenuto ieri, ndr.) nel tentativo di tutelare la propria credibilità con gli investitori e l’opinione pubblica. All’11 giugno 2026, il mercato sconta un aumento di 25 punti base (pb) dei tassi di interesse entro dicembre 2026. Sebbene il tasso sui Fed Funds sia ancora sopra le stime del livello neutrale, al 3,50/3,75%, l’inflazione rimane ostinatamente sopra l’obiettivo. In questo contesto, la tenuta dell’economia statunitense potrebbe offrire ai funzionari della Fed un maggiore margine di manovra per irrigidire la politica monetaria, al fine di impedire che le pressioni sui prezzi si consolidino nelle aspettative di inflazione a lungo termine.

Valutazioni quantitative
Nelle ultime settimane la curva dei rendimenti statunitensi si è appiattita, in quanto i titoli a breve termine, più sensibili alla politica monetaria, hanno subito ribassi maggiori rispetto ai titoli a lungo termine, più reattivi ai fattori economici. Da fine aprile 2026, il rendimento dei Treasury a due anni è aumentato di 26 punti base (pb), contro i 5 pb registrati per i titoli trentennali (dati aggiornati all’11 giugno 2026). Questa dinamica indica che gli investitori riconoscono la funzione di reazione della Fed, dato che la maggior parte degli indicatori di inflazione continua a mantenersi sopra l’obiettivo e che l’ulteriore accentuazione dei rischi di rialzo è legata alle tensioni in Medio Oriente. Segnala, inoltre, aspettative di un rialzo dei tassi nel breve termine per contrastare le pressioni inflazionistiche.
Intanto, nell’ultimo anno anche i rendimenti dei Treasury statunitensi hanno registrato un andamento positivo rispetto ad altre economie sviluppate. Ad esempio, rispetto ai rendimenti dei titoli decennali di Regno Unito, Germania, Australia e Canada, il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso da un massimo di 12 mesi dello 0,63% a maggio 2025 a un minimo di 12 mesi dello 0,21% ad aprile 2026 (vedi grafico 1). Da allora, tuttavia, ha recuperato più della metà del terreno perduto.

Grafico 1: Rendimento dei Treasury a 10 anni vs. paniere equiponderato di rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni di Regno Unito, Germania, Canada e Australia



Fonte: JP Morgan AM, Bloomberg, al 11 giugno 2026.

Fattori tecnici
I contratti future sul Secured Overnight Financing Rate (SOFR) rappresentano il principale serbatoio di liquidità per coprire il rischio o assumere posizioni speculative sulla traiettoria dei tassi d’interesse statunitensi a breve termine. Nelle ultime settimane gli investitori “fast money”, come gli Hedge Fund a leva, che in questi mercati assumono posizioni direzionali e relative value, hanno aumentato le posizioni corte. In particolare, la velocità di questo cambiamento è stata molto rapida. Le posizioni corte dei fondi a leva sui future SOFR a tre mesi, uno dei contratti più scambiati, sono più che raddoppiate da fine aprile 2026 (dati al 2 giugno 2026). Secondo il Chicago Mercantile Exchange, il mercato in cui vengono scambiati questi contratti, i fondi a leva hanno raggiunto una posizione netta corta record sui future SOFR a tre mesi. Questo record di posizioni corte evidenzia la presenza di scommesse aggressive e dirette su un rialzo dei tassi d’interesse statunitensi nel breve termine.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
Nei portafogli, privilegiamo posizioni lunghe di duration in Europa sulla parte a breve delle curve dei rendimenti, dove, dopo un forte calo iniziale in risposta al conflitto con l’Iran, si è creato valore.  Tuttavia, mentre una soluzione negoziata in Medio Oriente sembra sempre vicina, l’inflazione ha ricominciato ad accelerare e nella maggior parte dei Mercati Sviluppati le posizioni lunghe di duration sono a rischio. La nostra ipotesi di base è che nel breve termine la Fed manterrà i tassi invariati. Tuttavia, gli investitori dovrebbero muoversi con prudenza sulla duration statunitense, in quanto i rischi di ribasso per il mercato del lavoro si sono attenuati e le autorità monetarie sono pronte a sostituire il bias espansivo della Fed a favore di un orientamento neutrale, il che indicherebbe un approccio più equilibrato al rischio di politica monetaria.
(Analisi a cura del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management)