05 giugno 2026

DWS: Gestione delle aspettative d’inflazione

Non molto tempo fa, l’inflazione nell’area Euro era un tema quasi troppo noioso per essere menzionato, mentre oggi, il rischio opposto è diventato centrale: l’aumento delle aspettative sui prezzi alla produzione merita attenzione, ma non allarmismo

Come scriveva Oscar Wilde nell’Importanza di chiamarsi Ernest, “La verità è raramente pura e mai semplice”. Lo stesso vale per l’inflazione. Per anni, consumatori, imprese e mercati finanziari si erano abituati a un contesto di inflazione bassa e stabile. Dal 2022 si è affermato il riflesso opposto: ogni sviluppo preoccupante rischia di essere interpretato come l’inizio di una nuova ondata di sorprese negative.

Il nostro Chart of the Week confronta l’inflazione dei beni di consumo non energetici con le aspettative sui prezzi di produzione delle imprese, traslate in avanti di 12 mesi. Questo consente di escludere l’effetto diretto dei prezzi dell’energia sull’inflazione complessiva, senza però trasformare il grafico in una sorta di sfera di cristallo.
Le aspettative delle imprese sulla futura capacità di determinazione dei prezzi possono cambiare rapidamente, ad esempio in caso di intensificazione delle tensioni lungo le catene di approvvigionamento e di deterioramento della situazione finanziaria delle famiglie. È proprio questo che rende le aspettative sui prezzi alla produzione delle imprese potenzialmente utili come indicatori anticipatori.

Come mostra il grafico 1, storicamente i prezzi alla produzione tendono a muoversi prima dei prezzi al consumo, poiché i produttori sono i primi a subire l’aumento dei costi e successivamente a valutare se trasferirli sui prezzi finali. Solo in una fase successiva i rivenditori verificano quanto le famiglie siano disposte a sostenere tali aumenti.

Grafico 1: Inflazione dei beni nell'Eurozona e aspettative sui prezzi alla produzione

Note: *HCIP è l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, esclusi i prodotti energetici; **PMI è l’indice dei responsabili degli acquisti, proiettato 12 mesi in avanti.
Fonte: Harver Analytics, European Office of Statistical Communities, S&P Global, al 3 giugno 2026.


Le due linee non si sono sempre mosse in modo sincronizzato. Nel 2021/2022, l’impennata dei prezzi energetici, i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e gli ampi interventi di sostegno fiscale in gran parte del mondo sviluppato hanno attenuato l’impatto sui consumatori. I produttori hanno aumentato per primi i prezzi, mentre l’inflazione dei beni di consumo ha seguito con un certo ritardo. Nel 2023/2024 il processo si è invertito: le pressioni lungo la filiera si sono allentate, ma i precedenti aumenti hanno continuato a trasmettersi ai punti vendita, contribuendo a mantenere vive le richieste salariali.

Oggi il rischio principale non è tanto una replica del 2022, quanto l’effetto della memoria recente. Finora vi sono poche evidenze di una nuova spirale salari/prezzi del tipo osservato allora. Le aspettative sui prezzi da parte dei produttori sono aumentate sensibilmente, ma l’inflazione dei beni di consumo rimane relativamente contenuta. Come osserva Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, “a meno che le interruzioni della catena di approvvigionamento non si aggravino, la domanda relativamente debole dovrebbe frenare il trasferimento dei maggiori costi sui prezzi al consumo”.

Per gli investitori, tuttavia, il 2022 continua a rappresentare un riferimento importante. All’epoca le Banche centrali furono lente a reagire. Questa volta, si ritiene che saranno più caute nel procedere a un allentamento prematuro della politica monetaria. Una crescita più debole suggerisce rendimenti più bassi, mentre nuove pressioni sui prezzi dei beni limitano lo spazio per un ulteriore allentamento.
François Villeroy de Galhau, governatore uscente della Banque de France, ha recentemente sottolineato la necessità di mantenere ancorate le aspettative di inflazione, rispondendo però ai dati man mano che emergono. Nel frattempo, ogni dato sarà attentamente analizzato dai mercati. Wilde non ne sarebbe stato sorpreso: sottotitolò la sua opera “Una commedia frivola per persone serie”.