08 luglio 2026

Emergenti "prigionieri" dell'IA: due vie per ritrovare la vera diversificazione

L'ascesa dei colossi dei chip ha reso l'Msci Emerging Markets sempre più sbilanciato sulla tecnologia: per KraneShares è il momento di cercare nuove fonti di crescita e diversificazione

La sovraperformance dei produttori di chip e dei fornitori di hardware nel settore dell’intelligenza artificiale, in mercati emergenti chiave come la Corea e Taiwan, ha portato l’indice Msci Emerging Markets a essere ora molto più concentrato sui titoli tecnologici rispetto a soli cinque anni fa. Il peso dell’Information Technology all’interno dell’indice è quasi raddoppiato dal 2021.
Sebbene ciò si sia tradotto in una performance solida per gli investitori a lungo termine, riteniamo che questo cambiamento a livello settoriale porti a chiedersi se sia in atto una trasformazione della tesi fondamentale dell’investimento nei mercati emergenti, con l’attenzione che si sposta dai consumi della classe media in crescita allo sviluppo della catena di approvvigionamento tecnologica. Inoltre, occorre comprendere se gli emergenti sono diventati troppo legati ai mercati sviluppati per rappresentare una valida fonte di diversificazione.

Per quanto riguarda la prima domanda è vero che i titoli tecnologici sono stati il principale motore della performance dei mercati emergenti negli ultimi due anni. Ed è vero anche che la crescita dei consumi in alcune delle maggiori economie emergenti, come la Cina e l’Indonesia, ha subito un rallentamento. Tuttavia, riteniamo che gli investitori nei mercati emergenti debbano comunque ipotizzare una crescita complessiva della spesa a lungo termine, che rimane una ragione fondamentale per investire in questi mercati. Potrebbe semplicemente essere necessario “scavare” un po’ più a fondo per individuarla.

I guadagni dei titoli tecnologici sono stati trainati per la maggior parte da un unico fattore: lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) a livello globale. Quando l’entusiasmo per l’IA ha raggiunto il culmine, i principali centri di produzione dei potenti microchip necessari per questa tecnologia si trovavano a Taiwan e in Corea, entrambi mercati emergenti secondo la definizione di MSCI. Di conseguenza, questi due Paesi da soli hanno rappresentato l’81% del rendimento totale dell’indice Msci Emerging Markets nell’ultimo anno.

Nel 2024 avevamo già evidenziato il potenziale di una rivoluzione tecnologica nei mercati emergenti, in particolare a Taiwan e in Corea, con aziende come TSMC e SK Hynix. Non ci ha quindi sorpreso vedere queste società crescere sulla scia della domanda di IA. Tuttavia, riteniamo ora che gli investitori potrebbero voler prendere in considerazione la possibilità di diversificare la propria esposizione e distinguere diverse componenti dei mercati emergenti (EM) dall’indice più ampio.

Gli investitori potrebbero riuscirci ribilanciando il proprio portafoglio verso altri titoli legati all’IA, oltre a nomi come TSMC e SK Hynix, che hanno sovraperformato, e sovrappesando mercati specifici in cui la dinamica dei consumi potrebbe essere più forte.
A nostro avviso, concentrarsi in particolare sul settore Internet cinese, ad esempio, consente di raggiungere entrambi gli obiettivi, aggiungendo piattaforme Internet esposte sia a una potenziale ripresa dei consumi in Cina sia al tema dell’IA.

All’interno dei mercati emergenti, alcune economie stanno crescendo più rapidamente di altre, e gli investitori potrebbero voler prendere in considerazione l’aggiunta di esposizioni a pPaesi specifici per allontanarsi dal tema tecnologico e allinearsi alla dinamica di crescita dei consumi della classe media. Ad esempio, il Vietnam ha registrato una crescita del Pil dell’8% nel 2025 e, secondo le previsioni, sarà l’economia in più rapida crescita nella regione Asia/Pacifico nel 2026.

Diversificazione
Poiché l’indice Msci Emerging Markets è diventato sempre più concentrato sui produttori di chip, riteniamo che, dal punto di vista dei ricavi, sia ormai fortemente trainato dagli investimenti in conto capitale (CapEx) delle grandi aziende dei mercati sviluppati. Di conseguenza, qualsiasi perturbazione nei modelli di CapEx di queste aziende potrebbe avere un impatto negativo significativo sui mercati emergenti. A nostro avviso, ciò potrebbe ridurre la diversificazione intrinseca che i mercati emergenti sono in grado di offrire.

Un’analisi più approfondita può aiutare a risolvere questo problema. Gli investitori potrebbero prendere in considerazione mercati in cui la dipendenza dagli investimenti in conto capitale dei mercati sviluppati sia minore. Il mercato cinese STAR (Science & Technology Innovation) potrebbe rappresentare una valida opzione in tal senso.

Utilizzando l'esposizione ai ricavi negli Stati Uniti come indicatore della dipendenza dalle spese in conto capitale (CapEx) per l'IA nei mercati sviluppati, si osserva che tale dipendenza è nettamente superiore nei mercati emergenti in senso più ampio rispetto alla Cina. Secondo i dati raccolti da FactSet e tratti dalle ultime relazioni trimestrali, ad esempio, la quota di ricavi generata negli Usa dalle società in portafoglio al KraneShares Icbcubs Sse Star Market 50 Ucits Etf è pari al 6%, a fronte del quasi 24% registrato dall'indice Msci Emerging Markets nel suo complesso.

Conclusione
Sebbene negli ultimi due anni i mercati emergenti abbiano offerto rendimenti elevati agli investitori, a nostro avviso tali rendimenti sono stati ottenuti a scapito di una vera diversificazione rispetto ai mercati sviluppati, e hanno di fatto trasformato l’indice Msci Emerging Markets in uno strumento per esporsi quasi esclusivamente al settore tecnologico nei portafogli degli investitori.
Riteniamo che la tesi storica alla base degli investimenti nei mercati emergenti, ovvero la crescita dei consumi della classe media, rimanga valida, ma gli investitori potrebbero dover approfondire la propria analisi per intercettarla. Nel frattempo, gli investitori potrebbero anche voler esaminare più a fondo l’indice per individuare società tecnologiche con valutazioni più basse, nonché quelle meno dipendenti dagli investimenti in conto capitale delle grandi aziende con sede nei mercati sviluppati.
(Analisi a cura di Henry Greene, Senior Investment Strategist, KraneShares)