14 luglio 2026

Dopo un giugno da dimenticare, Bitcoin in bilico tra fondamentali solidi e Midterm

L’analisi di 21shares vede per Bitcoin, da un lato fondamentali comunque solidi e segnali on chain positivi che fanno propendere per uno shock passeggero, per quanto di vasta portata, dall'altro l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e le probabilità crescenti di uno sweep da parte dei democratici , che ne minacciano un potenziale rialzo nel breve termine

Alla fine di giugno, il Bitcoin ha visto il suo valore scendere attorno ai 60mila dollari, segnando un crollo del 19% m/m, registrando la peggiore performance mensile del 2026 e la più debole dal crollo di Three Arrow Capital nel 2022.
Di fronte a un quadro così desolante viene spontaneo chiedersi se si è toccato il fondo o se la situazione può peggiorare ulteriormente. La verità è che, se da un lato una contrazione di questa portata non può essere giudicata come priva di significato, dall’altro le cause che l’hanno determinata sono più importanti della magnitudo e, in questo caso, le cause sono prevalentemente meccaniche.

Innanzitutto, non dobbiamo dimenticare che giugno ha visto un brusco inasprimento della politica monetaria dopo che gli shock energetici hanno portato a una revisione al rialzo delle aspettative sull’inflazione e, di conseguenza, a un aumento della rischiosità degli asset. Per rendersene conto, si consideri che nello stesso mese il Nasdaq ha perso 1.130 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, mentre l'S&P 500 ne ha persi 560. La contrazione di 380 miliardi di dollari della capitalizzazione complessiva degli asset digitali è avvenuta quindi nel contesto di un più ampio orientamento verso la riduzione del rischio, e non in modo isolato.

A questo si devono poi aggiungere pressioni al ribasso specifiche per il Bitcoin, tra cui i deflussi per 2,5 miliardi di dollari registrati dagli Etf spot quotati negli Stati Uniti.
Come 21shares, interpretiamo gran parte di questo fenomeno come legato alla scomparsa del cosiddetto “basis trade”, ovvero l'acquisto di Etf spot su Bitcoin, abbinato alla vendita allo scoperto di future sulla valuta digitale, per incassare il differenziale di prezzo tra i due strumenti. Questa operazione, un tempo diffusa, ha smesso di essere redditizia la scorsa primavera, nel momento in cui il differenziale si è ridotto a circa il 2%. Quando una posizione di questo tipo viene liquidata, si genera una pressione di vendita, anche se i soggetti coinvolti non sono mai stati investitori di lungo termine.

A conferma di ciò, sul CME i fondi a leva hanno ridotto le posizioni short da circa 100mila BTC, registrate al picco di ottobre, a circa 63mila. Si è trattato di una liquidazione di posizioni per un valore approssimativo di 2,3 miliardi di dollari, avvenuta man mano che il prezzo scendeva. Questa distinzione è importante: la chiusura di un'operazione di arbitraggio non invia lo stesso segnale di un investitore che perde fiducia nell'investimento.

Infine, sebbene Bitcoin ed Ethereum catalizzino la maggior parte dell'attenzione, a giugno il più ampio scenario “on chain” ha raccontato una storia diversa da un autentico cataclisma. Per esempio, Solana ha intercettato oltre il 90% del volume di scambi di azioni tokenizzate, superando la soglia del miliardo di dollari; un segnale che l'attività e lo sviluppo sono proseguiti nonostante la debolezza dei prezzi.
Anche i grandi detentori hanno continuato ad acquistare durante la fase di ribasso, nonostante la quota di investitori in profitto fosse scesa sotto il 50%. L'ultima volta che questi due segnali sono confluiti (durante il crollo legato al Covid nel marzo 2020 e il collasso di FTX nel quarto trimestre del 2022), il mercato si trovava sui minimi di ciclo o in prossimità di essi, rappresentando in entrambi i casi punti di ingresso significativi.

Tuttavia, all’orizzonte si staglia anche il convitato di pietra delle elezioni di metà mandato a novembre, con il Bitcoin che ha mostrato una correlazione inversa di -0,79 con le probabilità di una vittoria schiacciante dei democratici su Polymarket. Nello specifico, mentre le probabilità di successo dei Dem sono salite da circa il 21% a un picco di circa il 52% nell'aprile 2026, il prezzo del Bitcoin è sceso da circa 120.000 dollari a circa 60.000 dollari, mentre la breve impennata repubblicana dell'ottobre 2025 ha coinciso con il massimo del ciclo di 126.000 dollari.
Le probabilità di uno sweep (vittoria schiacciante, ndr.) si attestano oggi intorno al 42%, mentre quelle di una vittoria schiacciante dei Repubblicani al 18%. Un cambiamento sostenuto verso un risultato repubblicano è interpretato come positivo per le criptovalute; l'inasprimento delle aspettative democratiche rafforza l'attuale resistenza.
(Analisi a cura di Eliézer Ndinga, Head of Research di 21shares)