27 luglio 2026

Un vincitore di un premio TV da un milione di euro nel 2002 oggi non sarebbe più milionario, in termini reali

L’analisi di Vanguard mostra che per mantenere il potere d’acquisto di un milione di euro al 31 gennaio 2002 sarebbero stati necessari 1.608.262,05 euro alla fine del 2025; se, invece, il premio fosse stato investito in un indice azionario diversificato a livello globale come il Ftse All World, nello stesso periodo, al netto dell’inflazione, avrebbe ottenuto 5.158.457,02 euro

Un concorrente che nel 2002 avesse vinto il primo premio da 1 milione di euro in uno dei programmi televisivi diventato famoso in tutta Europa oggi non sarebbe più milionario, in termini reali. Al 31 dicembre 2025, quello stesso milione di euro avrebbe un potere d'acquisto pari a soli 391.737,95 euro, a sottolineare come l'inflazione possa erodere silenziosamente il valore reale anche di significativi traguardi finanziari. In altre parole, sulla carta la cifra potrebbe essere rimasta invariata, ma ciò che si può effettivamente comprare con quel denaro è diminuito drasticamente nel tempo.

Prendendo come riferimento l’inflazione dell’area Euro, l’analisi di Vanguard mostra che per mantenere il potere d’acquisto di un milione di euro al 31 gennaio 2002 sarebbero stati necessari 1.608.262,05 euro alla fine del 2025. In altre parole, un vincitore dell’inizio del 2002 avrebbe bisogno oggi di oltre 1,6 milioni di euro per eguagliare il potere d’acquisto reale di quel premio originario. Questo divario aiuta a illustrare la differenza tra ricchezza nominale, ovvero la quantità di denaro che una persona possiede, e ricchezza reale, che riflette ciò che quel denaro può effettivamente acquistare. In un momento in cui le famiglie di tutta Europa continuano a rivalutare il valore reale dei propri risparmi, queste cifre offrono un modo semplice per rendere tangibile tale distinzione.

Se l’intero importo fosse stato semplicemente lasciato sul conto corrente e avesse maturato il tasso Euribor, il principale tasso di riferimento dell’area Euro che influenza sia i rendimenti del risparmio sia il costo del credito in Europa, nello stesso periodo, un confronto peraltro generoso, considerando che i depositi offrono generalmente tassi leggermente inferiori e possono prevedere commissioni, al 31 dicembre 2025 il capitale sarebbe cresciuto fino a 1.654.042,48 euro, solo leggermente sopra i 1.608.262,05 euro necessari per conservarne il potere d’acquisto originario. In altre parole, la liquidità avrebbe appena mantenuto il proprio valore in termini reali; anche quando i risparmi sembrano stabili, una volta considerato l’effetto dell’inflazione possono fare poco più che restare fermi.

Se, invece, il 31 gennaio 2002 il premio fosse stato investito in un indice azionario diversificato a livello globale come il Ftse All World, nello stesso periodo, al netto dell’inflazione, avrebbe ottenuto 5.158.457,02 euro.
Il confronto mette in luce un aspetto più ampio per chi risparmia a lungo termine: il rischio non è solo la volatilità del mercato, ma anche la silenziosa erosione del potere d'acquisto quando il denaro non cresce abbastanza da superare l'inflazione.
Su periodi più lunghi, gli investimenti diversificati hanno storicamente offerto ai risparmiatori una possibilità molto maggiore non solo di preservare il proprio potere d'acquisto, ma anche di aumentarlo.

Simone Rosti, responsabile per l’Italia e Sud Europa di Vanguard, commenta: “Se un milione di euro del 2002 ha oggi un potere d’acquisto inferiore a 400 mila euro, il vero problema non è solo quanto denaro si possiede in termini nominali, ma se questo riesca a tenere il passo con l’inflazione nel tempo. È questa la differenza tra una cifra che sembra rassicurante sulla carta e il denaro che, nella pratica, garantisce ancora lo stesso tenore di vita. Il contante può sembrare sicuro perché il suo valore non varia visibilmente di giorno in giorno, ma su lunghi periodi può fare ben poco se non rimanere fermo, una volta considerata l’inflazione”.
“Per gli investitori, la diversificazione, i costi contenuti e la permanenza sul mercato rimangono gli strumenti più efficaci per proteggere il potere d’acquisto e far crescere il patrimonio in termini reali”, conclude Rosti.

Dati chiave e approfondimenti
Cosa è successo al premio:
o          Un importo nominale di 1.000.000 di euro vinto il 31 gennaio 2002 avrebbe un potere d'acquisto pari a soli 391.737,95 euro al 31 dicembre 2025;
o          Per eguagliare lo stesso potere d'acquisto di 1.000.000 di euro del 2002, tale somma avrebbe dovuto raggiungere 1.608.262,05 euro entro la fine del 2025;
o          Un vincitore del 2002 non sarebbe più un “milionario” in termini reali, oggi, a meno che il denaro non fosse cresciuto in modo significativo nel tempo.

Cosa sarebbe successo se il denaro fosse stato lasciato in contanti:
o          Ipotizzando che il premio fosse stato depositato su un conto remunerato al tasso Euribor, al 31 dicembre 2025 avrebbe raggiunto un valore di 1.654.042,48 euro;
o          Si tratta di un importo solo leggermente superiore ai 1.608.262,05 euro necessari per mantenere il potere d'acquisto originario del premio.

Cosa sarebbe successo se il denaro fosse stato investito:
o          Se l'intero importo fosse stato investito il 31 gennaio 2002 nell'indice Ftse All World, al netto dell'inflazione, nello stesso periodo avrebbe raggiunto 5.158.457,02 euro;
o          Questi dati evidenziano quanto possa variare il risultato a lungo termine quando il denaro cresce a un ritmo nettamente superiore a quello dell'inflazione.

Perché è importante:
o    Questi dati offrono un modo semplice e comprensibile per spiegare la differenza tra valore nominale e valore reale, e perché l'inflazione dovrebbe essere al centro delle discussioni sul risparmio a lungo termine.