Le statistiche energetiche finiscono raramente in prima pagina. A volte basta una rotta di navigazione bloccata per farne emergere le lacune. La crisi dello Stretto di Hormuz ha messo in luce quanto possano essere vulnerabili i traffici di petrolio e GNL. Sebbene l'elettrificazione abbia contribuito ad attutire l'impatto, le statistiche energetiche tradizionali offrono sorprendentemente poche indicazioni sulla reale portata di questa protezione o su quanto il sistema possa dimostrarsi resiliente quando emergerà la prossima crisi.
La ragione è semplice. I veicoli elettrici e le pompe di calore non si limitano a sostituire i combustibili fossili. Sprecano anche meno energia e possono rendere la domanda più flessibile, spostando i consumi verso i momenti in cui l'elettricità rinnovabile è abbondante ed economica. I veicoli elettrici convertono tipicamente in movimento il 77% o più della propria energia, contro il 12/30% delle auto a benzina. L'elettrificazione riduce quindi sia l'uso di combustibili fossili sia l'energia necessaria per fornire la stessa mobilità o lo stesso calore. Le pompe di calore possono generare da tre a cinque unità di calore per ogni unità di elettricità consumata, contro circa 0,8 unità di una caldaia a combustibili fossili.
Lo stesso tragitto, o il riscaldamento di un'abitazione, può quindi richiedere molta meno energia. Includendo anche le perdite legate al trasporto dei combustibili, il sistema energetico globale ha un'efficienza di circa il solo 37%. Eppure, gran parte del dibattito si concentra ancora sulla cosidetta "energia primaria". Questa misura include anche il consumo del settore energetico stesso, dove una quota considerevole di energia viene dispersa come calore residuo in motori, caldaie e centrali elettriche. Le tecnologie elettriche e rinnovabili possono quindi apparire meno rilevanti nelle statistiche proprio perché sprecano meno energia.
Il nostro Chart of the Week confronta due modi di misurare l'elettrificazione. L'energia finale rappresenta l'energia effettivamente erogata a edifici, veicoli e fabbriche, escludendo il consumo del settore energetico. L'energia utile tiene conto anche dell'efficienza con cui quell'energia viene convertita in calore, movimento o produzione industriale. Secondo questa misura, l'Europa appare più elettrificata, e più vicina alla Cina, di quanto suggeriscano le statistiche convenzionali (vedi grafico 1).
Grafico 1: Misurare l'elettrificazione attraverso l'energia utile
Fonti: DWS Investment GmbH al 21 settembre 2026, Energy Institute Statistical Review of World Energy 2026, IEA 2026.
Non si tratta di una distinzione puramente accademica. Secondo il
think tank energetico Ember, la flotta globale di veicoli elettrici ha evitato un consumo di petrolio pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno nel 2025. Una quantità equivalente a circa il 70% delle esportazioni di petrolio dell'Iran attraverso lo Stretto di Hormuz. Anche la capacità solare installata a livello mondiale nel 2025 potrebbe ridurre in modo significativo la domanda di gas. Potrebbe infatti sostituire una quantità di produzione elettrica a gas sufficiente a risparmiare, all'incirca, tanto gas quanto quello trasportato via GNL attraverso lo Stretto di Hormuz nel 2025.
Le riserve energetiche e le rotte alternative possono attutire l'impatto iniziale di una crisi di approvvigionamento. L'elettrificazione, invece, modifica la dipendenza di fondo. Alcune stime suggeriscono che un maggiore utilizzo di veicoli elettrici, rinnovabili e pompe di calore potrebbe ridurre le importazioni di combustibili fossili del 70% nelle economie che oggi ne dipendono.
Naturalmente emergono anche nuove dipendenze. I sistemi elettrificati richiedono Smart grid robuste, infrastrutture di stoccaggio e ricarica, forniture sicure di minerali critici e una capacità produttiva adeguata.
Per gli investitori, l'elettrificazione apre un ampio ventaglio di opportunità, che spazia dalle reti elettriche allo stoccaggio, fino ai sistemi per gli edifici, alle apparecchiature industriali e al software. L'intervento normativo, la concorrenza e le valutazioni restano rischi rilevanti. Statistiche inadeguate rendono più difficile valutare sia le opportunità sia i rischi.
"L'Agenzia Internazionale dell'Energia ed Eurostat dovrebbero quindi misurare regolarmente la transizione in termini di energia utile", afferma
Murray Birt, Senior Sustainability Strategist di DWS. E aggiunge: "I
policy maker dovrebbero inoltre integrare l'energia utile nei propri obiettivi".
L'elettrificazione non si limita a sostituire i combustibili fossili: rende anche più efficiente l'utilizzo di ogni unità di energia. Chi si limita a contare le sole unità di combustibile consumato rischia di misurare la transizione energetica con grande precisione, ma di ottenere un risultato sbagliato.
(Analisi a cura della
CIO View, Chart of the Week, di DWS)