02 novembre 2026

Negli Usa, consumi e IA sono legati a doppio taglio

Il consumatore statunitense rimane il principale motore della crescita economica, ma secondo L&G, con il rallentamento della crescita dei redditi e una spesa delle famiglie sempre più legata ai mercati azionari, la resilienza dei consumi potrebbe essere più importante, e più vulnerabile, di quanto gli investitori non si rendano conto

L'economia statunitense continua a mostrare una certa resilienza di fronte ai cambiamenti dei dazi, all'aumento dei prezzi dell'energia, al rialzo dei tassi d’interesse e alla generale incertezza geopolitica. In parte, questa tenuta è riconducibile al boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale, ma, tenendo conto dell'inflazione (in particolare dei prezzi delle unità di memorie) e dell'elevata concentrazione di componenti importati, riteniamo che il contributo alla crescita del Pil reale sia probabilmente limitato a pochi decimi di punto percentuale.

Invece, i consumi rimangono di gran lunga il principale attore alla crescita economica statunitense: rappresentano il 68% del Pil nazionale, hanno mostrato una notevole stabilità negli ultimi anni e hanno registrato un incremento costante in termini reali compreso tra il 2% e il 3%.
Tuttavia, la solidità dei consumi nel 2023 e nel 2024 è stata sostenuta da consistenti incrementi dei redditi reali, mentre, più recentemente, la crescita dei redditi reali ha subito un brusco rallentamento, dovuto a una frenata dell'occupazione, a salari reali più bassi e all'inflazione persistente.

La solidità della spesa per consumi può proseguire?
A questo punto viene da chiedersi se i consumi possono continuare a giocare la parte del leone nell'economia Usa. Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto considerare che per sostenere la spesa, le famiglie sembrano aver ridotto il proprio tasso di risparmio, ma è possibile che gli analisti continuino a individuare ulteriori componenti di reddito che contribuiscano a giustificare la recente solidità dei consumi. Anche i tagli fiscali entrati in vigore all'inizio di quest'anno hanno fornito un certo sostegno, ma il loro effetto si sta ora attenuando.

In ogni caso, indipendentemente dal fatto che il tasso di risparmio venga nuovamente rivisto al rialzo, riteniamo che nei prossimi trimestri la crescita reale dei consumi dovrà probabilmente allinearsi a quella dei redditi reali, soprattutto alla luce dell'effetto frenante esercitato dall'aumento dei tassi d’interesse. Ciò implica che il consenso diffuso in passato, secondo il quale avremmo assistito a una prosecuzione delle recenti solide dinamiche di spesa, potrebbe dover essere visto in termini meno ottimistici. Affinché tali previsioni si realizzino, infatti, sarà probabilmente necessaria una combinazione di crescita dell'occupazione leggermente più sostenuta rispetto ai dati attuali e di moderazione dell'inflazione, con quest'ultima che richiede che i prezzi dell'energia non registrino ulteriori aumenti.

L'effetto ricchezza legato ai mercati azionari
L'altro importante fattore che ha contribuito alla spesa per consumi è stato l'aumento della ricchezza azionaria. Un recente studio della Federal Reserve sostiene che, dal 1990, la sensibilità dei consumi aggregati alle variazioni del mercato azionario sia triplicata e ciò sarebbe dovuto al forte aumento della quota di azioni nei bilanci delle famiglie; questo nonostante la crescente concentrazione di queste nelle fasce più ricche della popolazione e anche tenendo conto della minore propensione marginale al consumo. Pertanto, secondo gli stessi autori, un calo del 25% del mercato azionario statunitense comporterebbe, da solo, una contrazione della spesa per consumi, ancor prima di considerare gli effetti negativi sulla crescita dell'occupazione e dei salari.

Oggi, nel Beige Book e nelle discussioni del FOMC, leggiamo di una polarizzazione dei consumatori, con segnalazioni di acquisti solidi nella fascia alta del mercato che trainano la crescita complessiva della spesa per consumi, mentre le fasce a reddito più basso faticano a far fronte al costo della vita. La ricerca della Fed suggerisce che, in caso di correzione del mercato azionario, sarebbero proprio i consumatori più facoltosi a contribuire maggiormente all'indebolimento della crescita complessiva della spesa per consumi.

In conclusione, al momento la prospettiva di L&G sull'equity Usa resta ottimista, soprattutto grazie al ruolo dell'intelligenza artificiale, ma bisogna essere consapevoli che se i piani di investimento nell'IA dovessero essere ridimensionati, ciò frenerebbe gli investimenti delle imprese, ma probabilmente inciderebbe anche sulle aspettative di crescita degli utili e sui prezzi azionari. Pertanto, l'effetto negativo sulla spesa per consumi potrebbe essere molto più significativo in questo ciclo economico di quanto non lo sia stato in passato.
(Analisi a cura di Tim Drayson, Head of Economics di L&G)